Fuoco, devozione ed enogastronomia al centro dell’iniziativa alla vigila dell’Immacolata
È un fuoco purificatore, di rinnovamento, quello dell’antica tradizione calabrese de “U Pagghiaru” che è stata onorata nel grande giardino della Rsa di Mottafollone (Cs) in occasione della vigilia dell’Immacolata. Gli ospiti della Struttura hanno chiesto a gran voce di poterla rivivere, tale tradizione, e con essa rimettere in moto ricordi ed emozioni legate al rito del grande falò. “U Pagghiaru” ricorre, infatti, nei loro ricordi d’infanzia e di vita adulta, istantanee e memorie che l’équipe multidisciplinare ha avuto modo di raccogliere durante le ore di Terapia di orientamento alla realtà ma anche durante le attività laboratoriali quando è emerso il forte legame dei nostri ospiti con il rituale che unisce aspetti sacri e profani, che affonda le sue origini nella storia dei borghi calabresi e nel culto pagano rivisitato in chiave cristiana. Diversi i riferimenti, infatti, al mondo contadino nei loro aneddoti ma anche e soprattutto al culto dell’Immacolata in onore della quale, ha riportato uno dei nostri nonnini, si accende un “falò come simbolo di purificazione, della luce nella notte”.
Il personale della Rsa ha, quindi, accolto la richiesta di poter rinnovare il legame di fede con la Vergine ed esaudito il desiderio di poter ammirare, ancora una volta, il fuoco scoppiettante; gli operatori più esperti si sono adoperati per la raccolta dei materiali e la costruzione della grande struttura portante formata da 3 o 4 pali di legno alti almeno 3 metri, e ricoperta con rami di ginestra e i rami di ulivo. Come tradizione vuole, all’interno è stato creato un cumolo di carta, cartoni e cassette di legno che potesse dar vita al fuoco. E, in poco tempo, le fiamme solo salite al cielo illuminando i visi felici di tutti i nostri ospiti accorsi all’aperto ad ammirarlo con gli occhi bagnati dalla commozione; le note suonate dagli Zampognari, la cui presenza è stata resa possibile grazie al patrocinio dell’Amministrazione comunale di Mottafollone, hanno reso il momento ancora più suggestivo ed emozionante.
Grazie al contributo delle operatrici, lo spettacolo del fuoco è stato accompagnato dalla degustazione delle “grispelle”, le golosissime ciambelline della gastronomia locale, chiamate anche “cuddrurieddri” o “cullurielli”, che si preparano con patate lesse, farina, lievito e sale, e si degustano dopo essere state fritte in olio bollente o, se si vuole aggiungere un tocco di gusto in più, guarnite con zucchero, miele o cioccolato. Un bicchiere di vino ha accompagnato l’assaggio, anche in questo caso, all’insegna dell’usanza calabrese detta ‘’perciavutti’’ perché, come ci hanno ricordato i nostri saggi ospiti, “all’Immacolata ogni vino nuovo è buono”.
Grande la soddisfazione e la gioia dei medici della Struttura, Mario e Giovanni Rosignuolo, nell’assistere a tale spettacolo unico, frutto del connubio tra sentimenti, valori e legami col territorio, da un lato, e ricchezza e sensibilità della proposta educativo-assistenziale, dall’altro.